2025-11-11

Oggi ho avuto la penultima sessione, per l'anno e per il prevedibile futuro, con la mia terapeuta.
Il cibo e' per me molte cose, tra le tante e' fonte di consolazione e, paradossalmente, un mezzo che uso per affermarmi.
Riscrivere le parole che mi vengono di getto richiede lavoro e ricerca, anche se quelle parole sono illuminanti.
Ma il cambiare quelle parole, cambiare il contesto e la forma del pensiero e' una palestra utile per cambiare il modo di pensare.
Invece di scrivere: "Per me il cibo e' un problema", scrivere "E' fonte di tante cose" cambia il colore di quel pensiero, il suo peso, l'ombra che proietta sulla mia mente.
Il cibo non e' un problema: il cibo e' cibo.

Parlando con la Dottoressa ho potuto ricontestualizzare il perche' ho un atteggiamento compulsivo con il cibo. Oltre ad essere una gratificazione a breve termine, in alcuni casi e' anche il mio modo di affermarmi, di esprimere la mia insofferenza a direzioni e ordini che mi vengono imposti e che sopporto con mala grazia. Ma questa mia affermazione per opposizione e' a sua volta un controllo: apparentemente e' una mia decisione, ma in realta' non e' cosi'.

Mi impegnero' per scegliere ogni qualvolta mi prende il desiderio di mangiare qualcosa.
Non e' facile intercettare quel momento tra pensiero e azione: spesso mi trovo a masticare prima ancora di realizzare di aver deciso di farlo.
Altre volte lo faccio nononstante abbia deciso di non farlo e mi osservo prigioniero da dietro i miei occhi mentre infilo in bocca qualsiasi cosa di commestibile sia a portata di mano.
Lo so che sara' difficile. E' un processo e i successi verranno poco alla volta.
Ma ci sono riuscito, ci riesco, e ci riusciro' ancora, sempre di pii' fino a far diventare questo processo la norma.

Sono grato a mia moglie per avermi fatto intraprendere questo cammino.
Sono grato a me stesso per aver continuato a percorrerlo.
Sono grato per essere diventato me stesso.

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